falco666 Scrivere "
Ecco cosa si ottiene quando si fonda un sistema politico sui valori
familiari di Enrico VIII. A un certo punto, in un futuro non troppo
remoto, il valoroso cuore della regina Elisabetta II cesserà di battere.
In quel preciso momento, il suo primogenito diverrà capo di Stato, capo
delle forze armate, capo della Chiesa di Inghilterra. In termini
meramente costituzionali, questo non ha grande importanza. La monarchia
inglese, si è detto, regna ma non governa. Dal punto di vista estetico
avrà una certa importanza, perché la prospettiva di un uomo imbronciato e
rammollito, con le orecchie a sventola, invecchiato prematuramente e
con un pessimo gusto in fatto di consorti reali è alquanto deprimente. E
un re ha la capacità di alterare l’atmosfera e di influire sui modi in
cui le questioni importanti vengono discusse. Quindi il discorso tenuto
dal principe Carlo a Oxford la scorsa settimana merita di essere
esaminato.
SQUILIBRIO - Discutendo di uno dei suoi argomenti preferiti,
l’ambiente, ha annunciato che il principale problema sorge da «una crisi
interiore e profonda dell’anima» e che la de-animazione dell’umanità
risale probabilmente a Galileo. Nella sua opinione, il materialismo e il
consumismo rappresentano uno squilibrio, «dove il pensiero meccanicista
è predominante» e che «risale almeno all’asserzione di Galileo che non
c’è nulla in natura se non quantità e movimento». Ha descritto la
visione scientifica come un affronto a tutte le «sacre tradizioni» del
mondo. Poi, il climax. Il risultato è che la natura è ormai
considerata un oggetto - lei è diventata essa - e ci siamo concentrati
sull’aspetto materiale della realtà, secondo lo schema di Galileo.
Sappiamo da tempo che le vele vuote del principe Carlo sono armate in
modo da gonfiarsi a ogni soffio di vento di eccentricità e banalità. Ha
avuto un’infatuazione per il finto antropologo Laurens van der Post. Si è
lasciato rapire dal fascino della medicina omeopatica. Da fonti
attendibili, pare abbia detto che le piante crescano meglio se si parla
loro in modo dolce e incoraggiante.
IDIOZIA - Ma quest’ultima uscita lo promuove da avvocato
dell’idiozia innocua a sostenitore dell’idiozia più inquietante. Siamo
fortemente debitori a Galileo per averci emancipato tutti dalla stupida
credenza in un sistema centrato sulla terra o sull’uomo (per non dire su
Dio). Ci ha letteralmente insegnato quale era il nostro posto e ci ha
permesso di andare avanti e fare progressi straordinari nell’ambito
della conoscenza. Nessuna di queste scoperte liberatorie ha richiesto
una qualche opinione circa un’anima. Questo credo è al meglio opzionale.
Nulla di tutto questo avrebbe grande importanza, se non consideriamo il
luogo dove Carlo ha pronunciato questa accozzaglia di idiozie. Che è
stata rilasciata di fronte al pubblico del Centro per gli studi islamici
dell’Università di Oxford, un’istituzione di cui è patrono. Né è questa
la sua unica incursione nell’islamofilia. Insieme alla famiglia reale
saudita, ha promosso la moschea di Londra Nord che ha ospitato e
incubato Richard «Shoe Bomber» Reid, Abu Hamza al-Masri, famoso per
avere uncini al posto delle mani, e tanti altri avventori sgraditi.
DIFENSORE DELLA FEDE - La descrizione ufficiale del lavoro che il
principe svolgerà come re è «difensore della fede», che al momento
significa l’assurdità dei finanziamenti pubblici alla Chiesa anglicana.
Il principe ha tuttavia affermato pubblicamente più di una volta di
voler essere designato come difensore di tutte le fedi. Un capo di Stato
ereditario, come osservò acutamente Thomas Paine, è tanto assurdo
quanto lo sarebbe un fisico ereditario o un astronomo ereditario. A
questa assurdità innata, il principe Carlo riesce ad aggiungere fatuità
tutte sue. E mentre si faceva strada attraverso il suo spaventoso
mucchio di ciance, tra il pubblico musulmano qualcuno deve aver sorriso
soddisfatto.
CALIFFATO E SHARIA - Cito un recente documento pubblicato dal
Forum islamico d’Europa, un gruppo dedicato alla restaurazione del
califfato islamico e alla imposizione della sharia. «Il lavoro
principale» nell’instaurazione di un futuro impero islamico, annuncia,
«è in Europa, perché è questo continente, nonostante tutto il clamore
sulle sue conquiste, ad avere un vuoto morale e spirituale». È qui che
tutto l’insulso blaterare circa l’«anima» dell’universo è diretto. Una
volta che i princìpi della scienza e della ragione che abbiamo
conquistato a fatica saranno stati screditati, il mondo non passerà
nelle mani di ingenui erbivori che si circondano di cristalli e svengono
di fronte alle poesie di Khalil Gibran. Il «vuoto» sarà invece invaso
da fondamentalisti determinati di ogni risma, che già conoscono la
verità attraverso la rivelazione e che cercano un potere concreto e
reale qui e ora. Viene da pensare all’infaticabile e illuminante lavoro
degli scienziati inglesi, da Isaac Newton a Joseph Priestly a Charles
Darwin a Ernest Rutherford a Alan Turing e Francis Crick — lavoro
costruito in gran parte sulle spalle di Galileo e Copernico — diffamato
da uno smidollato morale e intellettuale dell’usurpatrice Casa Hanover.
Gli inglesi saranno travolti da un pesante imbarazzo se non si
dichiareranno a favore di una repubblica basata su leggi e princìpi
verificabili, sia politici che scientifici.
The New York Times Syndicate
(Traduzione di Nicoletta Boero)
Christopher Hitchens
www.corriere.it
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