Il bottino di Bettino: come e quanto rubava
Postato il Lunedì, 28 giugno @ 09:13:29 CEST di polymita
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falco666 Scrivere "
di Marco Travaglio, da "Il Fatto Quotidiano", 30 dicembre 2009
Al
momento della morte, nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato
condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento
illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per
quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti
“per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in
appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito),
a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi
per il conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); una
condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian; tre
rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le
mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo.
Nella caccia al tesoro, anzi ai tesori di Craxi sparsi per il mondo tra
Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed Estremo Oriente, il pool Mani
Pulite ha accertato introiti per almeno 150 miliardi di lire,
movimentati e gestiti da vari prestanome: Giallombardo, Tradati,
Raggio, Vallado, Larini e il duo Gianfranco Troielli & Agostino
Ruju (protagonisti di un tourbillon di conti e operazioni fra HongKong
e Bahamas, tuttora avvolti nel mistero per le mancate risposte alle
rogatorie). Finanziamenti per il Psi? No, Craxi rubava soprattutto per
sé e i suoi cari. Principalmente su quattro conti personali: quello
intestato alla società panamense Constellation Financière presso la
banca Sbs di Lugano; il Northern Holding7105 presso la Claridien Bank
di Ginevra; quello intestato a un’altra panamense, la International
Gold Coast, presso l’American Express di Ginevra; e quello aperto a
Lugano a nome della fondazione Arano di Vaduz. “Craxi – si legge nella
sentenza All Iberian confermata in Cassazione - è incontrovertibilmente
responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti
destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito
finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La
gestione di tali conti… non confluiva in quella amministrativa
ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato
tramite suoi fiduciari… Significativamente Craxi non mise a
disposizione del partito questi conti”. Su Constellation Financiere e
Northern Holding - conti gestiti dal suo compagno di scuola Giorgio
Tradati - riceve nel 1991-‘92 la maxitangente da 21 miliardi versata da
Berlusconi dopo la legge Mammì. Sul Northern Holding in cassa almeno 35
miliardi da aziende pubbliche, come Ansaldo e Italimpianti, e private,
come Calcestruzzi e Techint.
Nel 1998 la Cassazione dispone il
sequestro conservativo dei beni di Craxi per 54 miliardi. Ma nel
frattempo sono spariti. Secondo i laudatores, Craxi fu condannato in
base al teorema “non poteva non sapere”. Ma nessuna condanna definitiva
cita mai quell’espressione. Anzi la Corte d’appello di Milano scrive
nella sentenza All Iberian poi divenuta definitiva: “Non ha alcun
fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi
di responsabilità di ‘posizione’ per fatti da altri commessi,
risultando dalle dichiarazioni di Tradati che egli si informava sempre
dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli
stessi compiuti”. Tutto era cominciato “nei primi anni 80” quando –
racconta Tradati a Di Pietro – “Bettino mi pregò di aprirgli un conto
in Svizzera. Io lo feci, alla Sbs di Chiasso, intestandolo a una
società panamense (Constellation Financière, ndr). Funzionava cosí: la
prova della proprietà consisteva in una azione al portatore, che
consegnai a Bettino. Io restavo il procuratore del conto”. Su cui
cominciano ad arrivare “somme consistenti”: nel 1986 ammontano già a 15
miliardi. Poi il deposito si sdoppia e nasce il conto International
Gold Coast, affiancato dal conto di transito Northern Holding, messo a
disposizione dal funzionario dell’American Express, Hugo Cimenti, per
rendere meno identificabili i versamenti. Anche lí confluiscono ben
presto 15 miliardi. Come distinguere i versamenti per Cimenti da quelli
per Tradati, cioè per Craxi? “Per i nostri – risponde Tradati – si
usava il riferimento ‘Grain’. Che vuol dire grano”. Poi esplode
Tangentopoli. “Il 10 febbraio ‘93 Bettino mi chiese di far sparire il
denaro da quei conti, per evitare che fossero scoperti dai giudici di
Mani pulite. Ma io rifiutai e fu incaricato qualcun altro (Raggio,
ndr): so che hanno comperato anche 15 chili di lingotti d’oro… I soldi
non finirono al partito, a parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”.
Raggio va in Svizzera, spazzola il bottino di Bettino e fugge in
Messico con 40 miliardi e la contessa Vacca Agusta. I soldi finiscono
su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama.
Che
uso faceva Craxi dei fondi esteri? “Craxi – riepilogano i giudici –
dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di
un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva
Roma Cine Tv (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a
Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di
lire. Lo stesso Craxi, poi, dispose l’acquisto di una casa e di un
albergo [l’Ivanohe] a Roma, intestati alla Pieroni”. Alla quale faceva
pure pagare “la servitú, l’autista e la segretaria”. Alla tv della
Pieroni arrivarono poi 1 miliardo da Giallombardo e 3 da Raggio. Craxi
lo diceva sempre, a Tradati: “Diversificare gli investimenti”. Tradati
eseguiva: “Due operazioni immobiliari a Milano, una a Madonna di
Campiglio, una a La Thuile”. Bettino regalò una villa e un prestito di
500 milioni per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba). E il
Psi, finito in bolletta per esaurimento dei canali di finanziamento
occulto? “Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua
cessazione dalla carica di segretario del Psi, Craxi si sia astenuto
dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”.
Anche Raggio vuota il sacco e confessa di avere speso 15 miliardi del
tesoro craxiano per le spese della sua sontuosa latitanza in Messico. E
il resto? Lo restituì a Bettino, oltre ad acquistargli un aereo privato
Sitation da 1,5 milioni di dollari e a disporre –scrivono i giudici–
“bonifici specificatamente ordinati da Craxi, tutti in favore di banche
elvetiche, tranne che per i seguenti accrediti: 100.000 dollari al
finanziere arabo Zuhair Al Katheeb” e 80 milioni di lire(«$ 40.000/s.
Fr. 50.000 Bank of Kuwait Lnd») per “un’abitazione affittata dal figlio
di Craxi (Bobo, ndr) in Costa Azzurra”, a Saint-Tropez, “per sottrarlo
- spiega Raggio - al clima poco favorevole creatosi a Milano”. Anche
Bobo, a suo modo, esule.
Quando i difensori di Craxi
ricorrono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nella
speranza di ribaltare la condanna Mm, vengono respinti con perdite.
“Non è possibile – scrivono i giudici di Strasburgo il 31 ottobre 2001
– pensare che i rappresentanti della Procura abbiano abusato dei loro
poteri”. Anzi, l’iter dibattimentale “seguí i canoni del giusto
processo” e le proteste dell’imputato sulla parzialità dei giudici “non
si fondano su nessun elemento concreto… Va ricordato che il ricorrente
è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”. "
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