Argentina, nozze gay arriva il sì del Senato
Postato il Sabato, 17 luglio @ 14:49:59 CEST di polymita
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15 luglio 2010 Avvenire.it
BUENOS AIRES
In
Argentina diventano legali i matrimoni gay: il Senato ha approvato la
legge che autorizza le unioni omosessuali, dopo che la Camera lo aveva
già approvato lo scorso maggio. L'Argentina è il primo Paese
dell'America latina ad autorizzare i matrimoni gay. Il disegno di
legge, sostenuto dal governo di centro-sinistra della presidente
Cristina Fernandez de Kirchner, è stato approvato con 33 voti a favore
e 27 contrari dopo più di 15 ore di dibattito in aula.
«È un giorno storico», ha detto il capogruppo del partito al potere, Miguel Pichetto,
ricordando che il dibattito è stato messo in calendario per il 14
luglio, giorno di commemorazione della Rivoluzione francese. «È la
prima volta che si vota per una legge a favore delle minoranze», ha
aggiunto.
«La società argentina è cambiata: ci sono dei nuovi modelli famigliari, ha detto il capogruppo al Senato dei radicali all'opposizione, Gerardo Morales, spiegando come questa legge sia pensata per tutelare i diritti delle minoranze.
Come
già accaduto in Spagna nel 2005, il progetto prevede che dal Codice
civile argentino scompaiano i termini «moglie e marito», sostituiti
semplicemente dalla parola «contraenti». Un escamotage linguistico che
implica molto di più: una trasformazione sociale e antropologica che
suscita appassionate critiche, energiche condanne, ma anche applausi ed
entusiasmi. Il Paese è diviso in due, come il Senato.
Di
fatto, fino all’ultimo momento nessuno dei due fronti – il sì
(appoggiato dall’Oficialismo, che sostiene il governo della presidente
Cristina Fernandez Kirchner) e il no – ha azzardato previsioni sul
voto: l’approvazione era appesa ad un filo.
Contro la
legalizzazione era stato presentato un progetto alternativo per
riconoscere le unioni civili gay, escludendo però l’equiparazione con
il matrimonio vero e proprio, dunque la possibilità di adozione e il
diritto di ricorrere ai procedimenti di fertilizzazione assistita. Ma
ha prevalso la posizione più netta e radicale e la proposta –
nonostante il placet della Commissione di legislazione generale del
Senato – è stata bloccata in extremis, tramite impugnazione.
Anche
le richieste di referendum sono state un buco nell’acqua. Ma la società
argentina non è rimasta a guardare. La manifestazione più affollata è
stata quella di martedì sera, a Buenos Aires, di fronte alla sede del
Senato. Circa 100mila persone (200mila secondo alcune fonti) sono scese
in piazza in difesa del matrimonio eterosessuale: «Vogliamo una mamma e
un papà», si leggeva sui cartelli, in linea con le parole del cardinale
Jorge Bergoglio. I bambini hanno il diritto di nascere e crescere
nell’«ambiente naturale del matrimonio», aveva ricordato il cardinale
argentino. È stata una protesta pacifica, trasversale: i partecipanti
hanno scelto uno sgargiante colore arancione per bandiere e cappellini,
prendendo le distanze da tutti i partiti dell’arco argentino. Giovani e
anziani, famiglie e single: in piazza (nonostante il freddo
dell’inverno di Buenos Aires) hanno sfilato persone di tutte le età e
di diversi credo. Insieme ai cattolici (i più numerosi), c’erano anche
alcune organizzazioni evangeliche e parte della comunità ebraica.
La
politica è stata chiamata in causa, inevitabilmente: al termine è stato
letto un manifesto in cui i partecipanti hanno promesso che non
voteranno «mai più per quei politici che appoggiano il matrimonio
omosessuale o si astengono o si assentano dalla votazione». Contro
l’iniziativa, inoltre, sono state raccolte oltre 800mila firme.
La
spinosa legge era stata approvata dalla Camera bassa lo scorso 5
maggio. Ma quattro città argentine avevano già anticipato la polemica
nazionale, regolarizzando le unioni civili gay a livello municipale.
Prima fra tutte Buenos Aires, con la Legge delle Unioni Civili del
2002. Nonostante gli strappi legislativi locali, la giurisprudenza
argentina non si è mai messa d’accordo: dallo scorso dicembre si sono
sposate nove coppie gay, ma diverse nozze sono state annullate dai
giudici dopo poche settimane.
L'Argentina è quindi diventata il
primo Paese dell'America latina ad autorizzare le nozze gay, e il
decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud,
Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.
Michela Coricelli
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