Caro Umberto Galimberti, errare humanum est, perseverare autem diabolicum
Postato il Sabato, 17 luglio @ 14:54:38 CEST di polymita
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renatopierri Scrivere "
Un'archeologa si improvvisa esegeta
biblica e scrive, "sconcertata", ad Umberto Galimberti (D Repubblica del 3
luglio) per smentire Miriam Della Croce, la quale aveva fatto notare
all'illustre filosofo, l'errore di ricordare il versetto di Matteo 18, 6 a
proposito degli scandali di pedofilia nella Chiesa. L'archeologa non fa
citazioni, ma si fida di se stessa; il filosofo neppure fa citazioni, ma si fida
dell'archeologa, pubblica (povere lettrici!) e le dà ragione. Bella maniera di
procedere! Spero che archeologa e filosofo non ricorrano allo stesso metodo
nelle loro ricerche. Miriam Della Croce però, non essendo un'esegeta biblica, si
affida agli studiosi della materia e coscienziosamente fa citazioni. Si fida, ad
esempio, di Angelo Lancellotti (1927 - 1984), professore di filologia biblico-orientale, autore di
varie pubblicazioni, tra cui Grammatica della lingua accadica (1962), Sintassi
ebraica nel greco dell’Apocalisse (1964), Salmi (3 vol, 1977-1981). Studioso
delle civiltà orientali, ricercatore, filologo di lingue orientali, fine
grecista, sottile esegeta biblico. Vediamo come commenta il passo: "Chiamato
a sé un fanciullo: il ricorso a un'azione simbolica per dare maggiore
efficacia all'insegnamento è un espediente didattico già usato largamente dagli
antichi profeti" (Matteo - Nuovissima versione della Bibbia - Ediz. Paoline,
pag. 242). "Fanciullo come questo: cioè un uomo che, messosi alla
sequela di Gesù, si è rivestito dello spirito di infanzia" (ibidem, pag. 243).
"Questi piccoli che credono in me: sono, anche qui, gli autentici
seguaci di Cristo che non hanno una preminenza ma vi aspirano" (ibidem, pag.
244).
Miriam Della Croce si fida di F. Pasquero, il quale così commenta: "I
piccoli sono i seguaci di Cristo, senza preminenza né appoggi umani,
perciò più esposti ai pericoli dello scandalo, peraltro inevitabile, data la
proclività al male della natura umana" ( La Bibbia - Nuovissima versione dai
testi originali - Ed. Paoline, pag. 1544). Miriam Della Croce si
fida dell'Alleanza Biblica Universale, i cui studiosi (non solo cattolici!)
hanno tradotto la Bibbia nelle principali lingue del mondo. Il versetto di
Matteo è così tradotto: "Ma se qualcuno farà perdere la fede a una di queste
persone semplici che credono in me, sarebbe più conveniente per lui che lo
buttassero in fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo". Ed ecco il
commento: "Perdere la fede: come in 11,6 è questo il senso del verbo
scandalizzarsi (vedi nota a 5,29); alcuni antichi manoscritti
aggiungono: Infatti il Figlio dell'uomo è venuto a salvare quelli che erano
perduti. Vedi una frase simile in Luca 19,10" ( La Bibbia in
lingua corrente - LDC - ABU - Nuovo Testamento, pag. 34 ). Il versetto
citato 11, 6 recita: "Beato chi non perderà la fede in me". Il versetto
citato 5,29 recita: "Se il tuo occhio destro ti fa compiere il male, strappalo e
gettalo via..."; ed ecco la nota: "Ti fa compiere il male; altre
traduzioni: ti scandalizza; ti è di ostacolo. Alcune volte lo stesso
verbo è tradotto con far perdere la fede, perdere la fede, abbandonare la
fede (11,6; 18,6; 24,10; Luca 7,23); perdere ogni fiducia
(26,31.33; Marco 14,27.29).
Ed ora leggiamo qualche riga dell'assurda
risposta che il filosofo Galimberti ha dato all'archeologa: "E' bene che la fede
non si appoggi alle nostre comode convinzioni, o peggio ad interpretazioni che
mirano non tanto alla lettera e neppure allo spirito dei testi sacri, ma alla
difesa per principio della Chiesa...Una fede autentica non nega la verità, e
tantomeno la piega alla propria interpretazione, pur di salvaguardare la propria
appartenenza". Sicuramente in buonafede il buon Galimberti. Non avrebbe parlato,
infatti, di difesa della Chiesa (cattolica, suppongo), se avesse saputo che
tutti gli studiosi, ortodossi, protestanti e cattolici, interpretano alla stessa
maniera. Non avrebbe parlato, il filosofo, di "nostre comode convinzioni" di
"verità piegata", se avesse conosciuto il significato nella Bibbia del termine
scandalo (dal greco skandalon «trappola
posta sul cammino, ostacolo, pietra d'inciampo»). Dio stesso può essere
occasione di caduta e viene definito
«pietra
d'inciampo»: "Egli sarà un santuario, una pietra d'intoppo ed un ostacolo
d'inciampo per le due case d'Israele" (Is 8,14). E più avanti in Isaia: "Perciò
così parla il Signore Dio: «Ecco,
io pongo in Sion una pietra, una pietra scelta, angolare, preziosa, bene
fondata; chi crede, non si agiterà" (28,16). Gesù stesso può essere occasione di
scandalo: "Beato è colui che non si scandalizza di me" (Mt 18, 6). E per questo
versetto trascrivo ancora da Lacellotti: "L'aspetto dimesso dell'opera di Gesù e
l'azione, per dir così, frenante della sua predicazione costituivano, per il
popolo che si attendeva un messianismo d'altro genere, un serio ostacolo
a credere in Gesù" (op. citata, pag. 158). Ma ancora: "Quindi dice loro Gesù: «Tutti
voi patirete scandalo a causa mia in questa notte» (Mt 26,31). Versetto così
commentato da Angelo Lancellotti: "patirete scandalo: cioè
soccomberete. Di fronte allo scandalo della croce la fede dei discepoli sarà
messa a dura prova e non reggerà" (ibidem, pag.
359).
Devo
continuare? Oppure è chiaro a questo punto che i piccoli (Mt 18,6) sono
i discepoli, la cui fede rischia di venire meno a causa dello
scandalo?
Ma chi mi compensa per questa piccola
fatica? Spero almeno nelle pubbliche scuse da parte di Umberto Galimberti, anche
per correttezza verso le sue lettrici e i suoi lettori. Ma ditemi: perché
l’archeologa non parla di archeologia e il filosofo di
filosofia?
Miriam Della
Croce
P.S. Per comprendere il significato
dell termine scandalo nella Bibbia ,può tornare molto utile anche la semplice conoscenza
della storia. "
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