Admin2 Scrivere "Prete pedofilo a processo: un vescovo italiano rischia la denuncia per favoreggiamento
35567. ROMA-ADISTA. In Italia se ne è parlato poco,
pochissimo. Sulla stampa estera sì, e parecchio. L’ennesima
dimostrazione di come la vicenda pedofilia abbia scarsa risonanza nel
nostro Paese, specie quando i fatti chiamano in causa precise
responsabilità dei vescovi diocesani e della Curia vaticana, arriva
dalle nuove rivelazioni emerse sul caso di don Ruggero
Conti, l’ex parroco della parrocchia della Natività di Maria
Santissima, a Selva Candida, diocesi di Porto di Santa Rufina, nei
pressi di Roma, sotto processo per prostituzione minorile e abusi
sessuali su dieci minori avvenuti nell’arco di circa trent'anni, dalla
fine degli anni '70 al marzo-aprile del 2008 (Conti fu arrestato infatti
il 30 giugno 2008, mentre si preparava a recarsi con i giovani della
sua parrocchia alla Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney con Benedetto
XVI, v. Adista nn. 53, 55 e 65/08).
Secondo quanto rivelato il 26 aprile scorso dall’Associated Press
(in possesso dei verbali), l’allora vescovo di Porto S. Rufina, mons.
Gino Reali (dal marzo 2010 anche amministratore apostolico
della diocesi di Civitavecchia e Tarquinia) avrebbe ammesso - nel corso
di un interrogatorio, reso il 1.mo dicembre 2008 ad uno dei pubblici
ministeri, Francesco Scavo - di aver saputo delle
accuse nei confronti di don Ruggero già due anni prima del suo arresto,
ma di non aver voluto rimuovere il prete dalla sua attività pastorale.
Reali avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver saputo delle accuse a
don Conti sin dal settembre 2006, e di aver ricevuto diverse
segnalazioni, come quella di un giovane che gli avrebbe ad esempio
riferito di essere stato molestato da Conti nel corso di un ritiro
estivo. Reali avrebbe detto di aver chiesto chiarimenti al parroco, il
quale avrebbe negato con determinazione. Reali avrebbe comunque chiesto a
don Ruggero di non permettere più ai ragazzi di frequentare la sua
casa, ma avrebbe poi ammesso di non essere in grado di far applicare
tale misura. Incalzato dal procuratore sul perché, anche in presenza di
numerose segnalazioni, non si fosse occupato in maniera approfondita
della vicenda, specie dopo che uno dei colleghi di Conti alla Natività
si era lamentato della condotta del parroco, Reali avrebbe risposto:
“Sì, sono fatti gravi, ma non è che posso fare un'indagine di questo
tipo, a meno che non ci sia una denuncia precisa”. “Lo sai che ci sono
così tante ‘voci’ in giro”, ha continuato Reali. “E io non riesco a
correre dietro ad ognuna di esse”.
L’avvocato Nino Marazzita, che rappresenta due dei
giovani nel processo, ha dichiarato che se Reali, durante la prossima
udienza del processo contro don Ruggero (il 20 maggio prossimo),
testimonierà di aver saputo degli abusi, ma di non aver preso le
necessarie misure e di non aver segnalato il caso alla polizia o ai suoi
superiori, si potrebbe configurare il reato di favoreggiamento. “Il
silenzio è sempre una forma di complicità morale”, ha dichiarato
Marazzita.
Nel corso dell’interrogatorio del 1.mo dicembre 2008, Reali avrebbe
anche ammesso di aver rispedito in Spagna, nel 2005, don José
Sanchez Poveda, parroco della parrocchia di Nostra Signora di
Fatima ad Aranova, comune di Fiumicino, accusato da alcuni genitori di
inviare sms e lettere dal contenuto piuttosto esplicito ai loro ragazzi.
Poveda divenne quindi parroco di Nuestra Signora de la Estrella a
Belmonte de Taco, vicino Madrid. Nel 2008, fu accusato di aver abusato
di almeno quattro minorenni nella sua abitazione parrocchiale. La
diocesi spagnola del Getafe, da cui il prete dipende, ha detto però di
non essere stata informata in anticipo dei problemi che avevano
determinato l’allontanamento del prete dall’Italia.
Il caso don Ruggero coinvolge però anche il Vaticano, perché ad
essere chiamato in causa è stato anche mons. Charles Scicluna,
Promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede.
L'associazione antipedofilia ''Caramella buona'', venuta a conoscenza
dei fatti, sostiene infatti di aver provato a rivolgersi a diverse
autorità ecclesiastiche, sia a livello di Conferenza episcopale che di
Curia vaticana. L'ultimo di questi colloqui, quello fra il presidente
dell'associazione, Roberto Morabile, e mons. Scicluna,
avvenne il 18 luglio del 2007, un anno prima dell'arresto di don Conti.
In quella occasione, secondo l'associazione, al procuratore generale del
Vaticano, dopo un colloquio durato 45 minuti, furono consegnati
materiali e informazioni relative alle accuse mosse contro il prete di
Selva Candida. Scicluna ammette che l’incontro ci fu però al País
(27/3) ha dichiarato “Le denunce portate non erano firmate, e quindi
non potevamo intervenire”. Qualche settimana dopo, in una dichiarazione
rilasciata alla Cnn (28/4), il magistrato vaticano ha poi
affermato: “Alla fine dell'incontro del 2007 con ‘Caramella buona’ non
mi è stata lasciata alcuna reale informazione su cui agire”. Immediata
la replica di Mirabile, che in un comunicato ha denunciato: “Le
dichiarazione rilasciate alla Cnn da mons. Charles Scicluna
sono totalmente false e di una gravità assoluta”. “Mons. Scicluna - ha
aggiunto Mirabile - oltre a dichiarare il falso, entra in contraddizione
con se stesso, con la dichiarazione che ha rilasciato settimane fa al
quotidiano spagnolo El Pais: prima dice che io e la mia
collaboratrice non gli abbiamo portato denunce firmate, ora
spudoratamente afferma che la ‘Caramella Buona’ Onlus non ha voluto
condividere con lui le informazioni in possesso su don Ruggero Conti”.
Il caso di don Ruggero ha particolare rilevanza anche per altre ragioni:
perché si tratta di una vicenda avvenuta in Italia, addirittura nel
“cortile di casa” del Vaticano, in una delle diocesi suburbicarie; ma
anche perché l’ex parroco, assai quotato nell’area della destra romana,
era stato il consulente per le politiche familiari di Gianni
Alemanno durante le elezioni comunali di Roma del 2008.
Alemanno aveva inoltre scelto proprio don Ruggero come uno dei nove
garanti del suo programma nell’ultima campagna elettorale. (valerio
gigante)
"